Fame di bellezza

Fame di bellezza

tramonto

“Sono fermamente convinto che se i cittadini si rendessero conto della loro fame di bellezza, ci sarebbe ribellione per le strade. Non è stata forse l’estetica ad abbattere il Muro di Berlino e ad aprire la Cina? … Non il consumismo e i gadget dell’Occidente, come ci viene raccontato, ma la musica, il colore, la moda, le scarpe, le stoffe, i film, il ballo, le parole delle canzoni, la forma delle automobili hanno prodotto effetti di trasformazione sociale” cosi James Hillman.
Si grida allo scandalo delle statue nascoste a Rouhani, ma sono ormai decenni che gli italiani hanno nascosto le loro straordinarie bellezze al mondo intero ostacolandone in tutti i modi la fruizione, sono decenni che ai bambini si regalano gadget mostruosi pubblicizzati dalla tv e che i centri commerciali svolgono il ruolo di moderne cattedrali in cui si celebra il rito del consumo. Sono decenni che noi italiani ci compiacciamo dell’orrido, del cattivo gusto, della volgarità.
Ero ancora adolescente quando un giornale inglese titolò “Andate a vedere l’Italia prima che gli italiani la distruggano“, e distruzione è stata: continua, diffusa, capillare.
La regione più bella d’Italia e d’Europa, la Calabria, è stata coperta come le statue capitoline, occultata e dimenticata dai suoi stessi abitanti, ma proprio qui la fame di bellezza oggi ritorna e produrrà le trasformazioni di cui la politica e la finanza sono incapaci: non a caso i giovani imprenditori dell’Eretico Tour richiamano insistentemente quei luoghi di Calabria, incomparabili, in cui la contemplazione di mare e cielo dalle cime dei monti apre la mente a sperimentare l’inedito e l’imprevisto. C’è fame di bellezza.

Giuliano Buselli

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Agisco nel mio piccolo mondo, cercando di gettare ponti attraverso legami deboli.

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