Il momento di Celico

Il momento di Celico

discarica celico

Il presidente della Regione Mario Oliverio ha deciso di sospendere l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla discarica di Celico. Si tratta certamente di una buona notizia ma non è la notizia che pone fine a questa vicenda. C’è ancora poco da festeggiare. La discarica non è chiusa, è sempre lì, con i rifiuti già conferiti ancora dentro. Il problema non è stato risolto, è semplicemente sospeso. Questo significa che, per il momento, l’impianto resterà chiuso e non vi potranno essere sversati altri rifiuti.
Per il momento, appunto. Quanto durerà questo momento? Probabilmente fino alla prossima emergenza, perché il problema dei rifiuti in Calabria non è diventato un’opportunità ma è (e resta) un problema. Trasformarlo in un’opportunità non spetta tanto alle istituzioni, come molti ancora erroneamente continuano a credere, quanto ai cittadini che non hanno ancora compreso due cose.
La prima è che i rifiuti sono un’opportunità di lavoro e una risorsa rinnovabile. Questo significa che il primo che lo capisce apre una strada nuova, contribuisce a risolvere il problema e crea opportunità di business. In quale luogo, se non in uno in continua emergenza come la Calabria, i tanti giovani laureati in ingegneria ambientale potrebbero trovare lavoro? Perché questi giovani non creano imprese che riciclano carta, vetro, plastica o che producono compost? Abbiamo lasciato campo libero alla criminalità organizzata e alle mafie (sia istituzionali che non), in questo e in altri settori, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
La seconda è che i territori poveri di spirito d’iniziativa (e non di risorse) rappresentano un bocconcino prelibato per i neocolonialisti che, in cambio dell’elemosina elargita ai comuni in dissesto finanziario, ricevono carta bianca per impiantare industrie, centrali turbogas o a biomasse, pale eoliche, discariche, inceneritori, e via violentando e inquinando. Più i territori sono incapaci di trasformare le risorse che possiedono in valore e più rappresentano un forziere per questi colonizzatori senza scrupoli.
Non si illudano i cittadini di Celico di averla scampata dunque. Non avranno nulla da festeggiare fino a quando non avranno cominciato a creare imprese, attività, iniziative di valorizzazione del loro territorio nei settori del turismo, dell’agricoltura, dell’arte, della storia, dell’enogastronomia, della natura. Solo creando iniziative molto più potenti (in termini di visibilità e di efficacia) di quelle che invece l’hanno resa celebre in negativo, solo quando scrivendo su Google la parola Celico invece delle foto della discarica o di altre brutture appariranno contenuti e iniziative capaci di generare economia che rimandino a Gioacchino da Fiore, Gioacchino Greco e Antonio Serra per citare solo alcune delle enormi risorse che da sole sarebbero in grado di stravolgere l’economia di quei territori, e dalle quali i residenti non sono mai riusciti a ricavare nulla, allora potranno (ma è meglio dire potremo come calabresi) avere qualcosa da festeggiare. Ce lo insegna la storia di Stefano Caccavari che è riuscito a cambiare l’immagine di San Floro in appena un anno di tempo, nota inizialmente per il pericolo dell’apertura di una nuova discarica e oggi per essere la sede dell’unico mulino social al mondo.
Andate a proporre una discarica o un parco eolico nelle Dolomiti, per esempio. Vi inseguiranno con una mazza gli albergatori, i ristoratori, le guide turistiche, i commercianti e perfino le vacche. Perché lì hanno già deciso di cosa campare, su cosa si basa la loro economia. E a Celico? Punto interrogativo. Forse è arrivato il momento di decidere.
Questo è il momento di Celico ma è anche il momento di Scala Coeli, dove si paventa l’apertura di un’altra discarica, e di tanti altri comuni relegati nell’oblio da politiche assistenzialiste che hanno ucciso lo spirito d’iniziativa e ridotto alla cecità e alla povertà culturale i propri abitanti. Cominciamo a rimboccarci le maniche, usciamo dalla zona di comfort, altrimenti questa vicenda e questa battaglia non saranno serviti a nulla. Carpe diem Celico e allora, forse, avremo di che festeggiare.

Massimiliano Capalbo

 

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Agisco nel mio piccolo mondo, cercando di gettare ponti attraverso legami deboli.

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