L’agonia dei contadini calabresi

L’agonia dei contadini calabresi

mercato contadino

Di mattina, al mercato settimanale di Montepaone Lido (CZ), pochissime persone, qualche camion con prodotti provenienti dai mercati generali e una decina di contadini che vendono erbe e frutta dei loro appezzamenti e orti.
Sono sempre di meno, qualcuno ha smesso di venire perchè non riesce a rientrare neppure delle spese di trasporto, non vedo più il mio contadino filosofo (“non vendo per arricchirmi, ricchi si deve essere dentro”). I contadini, quelli veri, in Calabria non hanno più compratori, la gente se ne va ai centri commerciali, luccicanti come la pubblicità. Loro se ne stanno dietro bancarelle improvvisate, silenziosi, solo quando volgi gli occhi verso di loro o ti avvicini ti invitano a comprare con una voce che pare un lamento, ma ci senti la dignità di chi ha lavorato duramente. Hanno volti segnati dal sudore e dalla fatica e mani callose.
Un contadino siffatto è capace di scomparire senza fare rumore, silenziosamente, compostamente, come la propria vita di cui nessuno ormai avverte la preziosità. Mi tornano alla mente le parole di Pasolini: durante il fascismo gli unici antifascisti sono stati i braccianti meridionali, antropologicamente irriducibili al regime. Già, si parla e si declama di potere e di lotte ai poteri, ma ciò che conta è l’irriducibilità antropologica alle forme di vita e di potere dominanti. Nessuna delle tante voci e delle urla che oggi assordano gli italiani ha la forza di questi contadini, nessuno è fuori dal “sistema” come lo sono loro. Prima di fare manifestazioni nelle piazze o di urlare slogan in rete sarebbe meglio andare ai mercati settimanali dei contadini e comprare da loro, la loro sopravvivenza è la nostra.

Giuliano Buselli

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