Data: 25-26 giugno 2015
Luogo: Parco eco-esperienziale “Orme nel Parco” – Loc. Tirivolo – Zagarise (CZ)
Programma
Sabato 25 giugno
mattina
• ore 9.30 messaggio di benvenuto
• ore 10.00 viaggio nelle imprese eretiche (I parte)
• ore 13.30 pausa pranzo
pomeriggio
• ore 15.30 viaggio nelle imprese eretiche (II parte)
• ore 19.30 conclusioni prima giornata
a seguire grigliata notturna, a cura dei grillers di “BBQ4All Chapters Calabria“ intorno al grande falò eretico, con la musica dei “Marcello Barillà Bquintet“.
Domenica 26 giugno
mattina
• ore 9.30 introduzione alla seconda giornata
• ore 10.00 viaggio nelle imprese eretiche (III parte)
• ore 13.30 pausa pranzo
pomeriggio
• ore 15.30 viaggio nelle imprese eretiche (IV parte)
• ore conclusioni finali
I protagonisti
• Igor Gullà – Palermiti teatro – Palermiti (CZ) – cultura
• Giuseppe Lucente – Sindaco di Tiriolo – Tiriolo (CZ) – amministratori virtuosi
• Elena Sodano – RaGi Onlus – Catanzaro – Assistenza anziani
• Vincenza Costantino – Associazione I Dog – Catanzaro – Dog walking
• Don Danilo D’Alessandro – Kalon Brion – Vazzano (VV) – turismo
• Stefano Caccavari – Mulinum srl – San Floro (CZ) – agricoltura
• Francesco Verri – Club Velico Crotone – Crotone – sport acquatici
• Giuseppe Iemme – Associazione Costa Nostra – Curinga (CZ) – ambiente e volontariato
• Ninni Cascone e Pippo Re – Alga Natura – Istica (RG) – prodotti alimentari
• Francesco Laterza – Engilab – Crotone – laboratorio di fabbricazione digitale
• Edoardo Carè – Starlight Cafè – Fabrizia (VV) – pasticceria
• Eddie Suraci e Vincenzo Costantino – Altrove Festival – Catanzaro – arte e cultura
• Aurora Mastrandrea – Cooperativa Sociale ARCO – Decollatura (CZ) – agricoltura sociale
• Pasquale Raffaele Demasi – Associazione Momò – Mongiana (VV) – organizzazione eventi
• Massimo Castelli – Amazing Everyday People – Milano – videomaking
• Salvo Scuderi – Cooperativa Colli Erei – Catenanuova (EN) – agricoltura
• David Melfa – Omega benessere – Gela (CL) – agricoltura
• Ivan Arella – Mille esperienze in Calabria (CS) – turismo
• Osvaldo De Falco – Biorfarm – Rossano (CS) – agricoltura
• Francesco Rizzo – Clementime – Corigliano Calabro (CS) – agricoltura
• Francesco Carnovale – Borgo della longevità – Bivongi (RC) – ospitalità
• Carmine Scalzo – Wino – Catanzaro – socialità
#Comments (0)
Aurora Mastrandrea
CI VEDIAMO IL 26
La condivisione antidoto contro la diffidenza | Ereticamente
[…] Biorfarm nasce a metà del 2014 a Rossano, quando Osvaldo De Falco, un ragazzo di 29 anni che studiava economia a Roma ma con esperienze di lavoro a New York, Milano e in Lituania, in particolare in alcune multinazionali della frutta, decide di tornare in Calabria per aiutare il padre che lavora da solo la proprietà di 25 ettari, a pochi chilometri dal noto centro bizantino. Una proprietà coltivata per lo più a clementine e ulivi secolari come tante ce ne sono nel Sud Italia. “Non ritenevo giusto – ricorda Osvaldo – che mio padre continuasse a vendere le sue clementine a 20 centesimi al kg mentre a Milano arrivavano a costare, nel negozio migliore, anche a 3 euro e 95 cent“. C’era qualcosa che non andava, Osvaldo aveva avvertito che le politiche commerciali di questo frutto fossero sbagliate ma anche che l’atteggiamento di diffidenza reciproca, che ha sempre caratterizzato i calabresi e anche i principali produttori della zona, fosse perdente. “E poi – continua – perchè le alternative erano due: o tornare a New York e vivere negli USA, ma sentivo che non era il mio luogo perchè a fronte di una maggiore meritocrazia si tratta di un territorio privo della magia e della storia che invece caratterizza il mio; oppure tornare a Rossano per salvare e rilanciare ciò che non volevo perdere e che invece mi ero perso vivendo fuori fino ad allora.” Biorfarm è un progetto beta che ha come obiettivo quello di creare una comunità agricola digitale, nella quale qualsiasi agricoltore può condividere il suo lavoro, dare in adozione i suoi alberi direttamente ai clienti, senza intermediari. Così come gli utenti possono diventare agricoltori virtuali, controllando la crescita dei frutti e verificando personalmente i risultati. Ciò consente di accorciare la filiera, riducendo i passaggi, permettere ai clienti di acquistare a prezzi più bassi il prodotto finale garantendo all’agricoltore un guadagno maggiore ma, soprattutto, in anticipo rispetto al raccolto. “Tra i clienti la maggior parte sono donne- ci spiega Osvaldo – al momento ne abbiamo 300 soprattutto del Nord Italia, Milano e Roma in particolare, nella maggior parte dei casi si tratta di regali, di persone che regalano un albero a qualcuno.” Osvaldo non ha aspettato finanziamenti pubblici per farlo, così come non è andato col cappello in mano a fare la questua, come fanno da decenni i suoi colleghi, dall’assessore di turno perchè il settore è in crisi. Ha analizzato il problema e ha trovato una soluzione e l’ha trasformata in valore per tutti utilizzando la tecnologia. “Avevo 1.500 euro da parte e li ho investiti nello sviluppo della piattaforma software che fa funzionare Biorfarm e tutto quello che oggi guadagno lo reinvesto per migliorare il servizio.” La parola chiave è condivisione, antidoto contro la diffidenza. Questo software permette a chiunque possieda una piantagione di alberi da frutto (di qualsiasi genere) di registrarsi, gratuitamente, e di commercializzare i frutti in anticipo rispetto alla raccolta. Sulle vendite Osvaldo ricava una percentuale che gli consente di mantenere la piattaforma funzionale e aggiornata. “Chiunque possiede degli alberi da frutto può registrarsi e vendere il prodotto direttamente al consumatore finale.” E’ quello che sta succedendo col Trentino, per esempio, nella cui regione Osvaldo ha individuato produttori di mele e pere biologiche interessati ad entrare in Biorfarm. Un esempio di come l’iniziativa individuale e la creatività possano modificare la geografia economica dei territori e rappresentare un’occasione anche per territori notoriamente più dinamici e intraprendenti. E la meritocrazia lasciata negli USA? E’ arrivata comunque, perchè quando una persona vale, vale in tutto il mondo. Infatti nei terreni di Osvaldo l’Unical ha avviato un progetto per lo studio di fattibilità della coltivazione della brassica carinata, altrimenti detta cavolo d’Abissinia, una specie di pianta dalla quale si produce un olio da cui si ipotizza si possa ricavare biodiesel che, in rotazione con i grani duri, può essere utilizzata per la produzione di biopolimeri. Il progetto ha terminato la prima fase di sperimentazione, nella quale su quattro specie di piante ne è stata selezionata una, e attende di cominciare la seconda, volta a coinvolgere più aziende sul territorio per la sua coltivazione, l’ingegnerizzazione dei processi e la fattibilità economica. Biorfarm, inoltre, ha partecipato nel mese di maggio all’ING Challenge, promosso da ING Direct e H-Farm, classificandosi primo in Calabria e quindi parteciperà al bootcamp in H-Farm a novembre. E’ stato, infine, anche selezionato come ambassador dal programma Growth Engine for Europe di Google, un programma finalizzato alla digitalizzazione delle PMI, per cui una volta all’anno Osvaldo si recherà a Dublino dove avrà l’opportunità di confrontarsi con altre PMI europee, seguendo corsi di mentoring. Osvaldo De Falco sarà tra i protagonisti del V Raduno delle Imprese Eretiche. […]
Quando le clementine si liberano dalle sovrastrutture | Ereticamente
[…] E’ convinzione diffusa che nascere in una famiglia benestante, magari con un nome importante nel settore dell’imprenditoria, sia spesso un vantaggio. Che “i figli di papà” siano sempre avvantaggiati rispetto a quelli che “si fanno da soli”. Perché il denaro è sempre stato il metro di misura del successo, un pò meno la realizzazione personale. Francesco Rizzo, invece, ha sempre considerato questo un fardello di cui liberarsi. Nato in Veneto, è cresciuto fino all’età di 5 anni in Calabria, a Corigliano Calabro. All’età di 6 anni si trasferisce a Padova dove vi resta fino alla fine del liceo. All’età di 19 anni si iscrive all’Accademia cinematografica di Cinecittà, a Roma. “Sono rimasto “figlio di” e a Cinecittà li ho frequentati e giudicati i “figli di”. Direi piuttosto che la scelta fatta ha tagliato il cordone ombelicale con la storia di famiglia e con questa scelta ho voluto cercare una mia identità fuori da ambienti che mi avrebbero forzatamente etichettato come “figlio di”. Peraltro i miei amici d’infanzia sono stati proprio i figli dei collaboratori dell’azienda”. Francesco ha sempre cercato di avere un’autonomia rispetto alla sua famiglia d’origine, un’importante realtà imprenditoriale, attiva da 83 anni nel settore dell’agricoltura e del turismo, in Calabria e nel padovano. Una storia molto grande con la quale misurarsi. “Durante l’Accademia avevo capito che il cinema in Italia sarebbe stato poco remunerativo per la mia indipendenza e anche molto lungo come percorso, oltre al fatto che non volevo scendere a compromessi in un lavoro che amavo così profondamente, così ho cominciato ad inventare business e non più storie.” Dopo l’Accademia, quindi, inizia a occuparsi di curare l’immagine del World Pocket Tour di BWin e, successivamente, apre i primi due negozi di sigarette elettroniche del Nord-Est Italia, attività che mantiente fino all’età di 27 anni quando decide di ritornare in Calabria, a Corigliano. “Credo nella diseducazione, come diceva Silvano Agosti, che ho conosciuto in Accademia e che è stato il primo a proiettare i miei lavori. Conservo il ricordo di una frase che mi disse un giorno: se gli alberi andassero a scuola diventerebbero lampioni. Voleva dirmi che non dovevo educarmi e che la mia fortuna era l’ignoranza in senso stretto, ovvero il fatto di approcciarmi alla realtà con occhi veri, ingenui. Meno strutturati siamo e più belli siamo. Vengo da una famiglia di albergatori piena di sovrastrutture. E’ stato, infatti, proprio il distacco dall’ambiente a consentirmi di poterlo vedere con occhi diversi. La dislocazione è stata la chiave di tutto.” Un evento che ha influito sulla sua decisione di tornare in Calabria è stata la morte del nonno, quattro anni fa, che credeva molto in lui. Quasi come se fosse stato un patto, un segno premonitore, al rientro in Calabria sua nonna tirò fuori dai ricordi d’infanzia un suo tema scolastico, in cui Francesco esprimeva la sua voglia di ritornare un giorno in Calabria, a piantare semi. “Avevo già allora l’età e le competenze per capire il valore che mi circondava. L’inizio è stato duro, la mia salvezza è stata il basket, qui giocavo in una squadra nella quale ho conosciuto il mio attuale socio, Antonio Braico, che è come un fratello e con cui ho ideato Clementime, davanti al caminetto dove bevevamo un buon bicchiere di vino insieme.” Clementime nasce in seguito alle risposte date a quattro domande principali che Francesco e Antonio si sono posti, quattro domande che nessun assessore o ministro dell’agricoltura si potrà mai porre perchè provengono dal regno del fare e non del parlare. 1) Perchè i coltivatori calabresi non raccolgono le clementine? Risposta: il rapporto costi-benefici; 2) Cosa si può fare per valorizzare questo prodotto? Risposta: Non vendere un prodotto ma un servizio. 3) Qual è il canale adatto? Risposta: il vending, visto che 2 milioni di distributori automatici in tutta Italia erogano 500 snack al secondo. 4) E’ pronto il mercato? Risposta: si, per la maggiore consapevolezza alimentare che oggi abbiamo. “Esiste la frutta nei distributori automatici ma è di quarta gamma, non sono frutti riconoscibili, mentre noi diamo la possibilità di riconoscere il frutto in particolare in un periodo, l’inverno, in cui si consuma il 40% di frutta in meno, mentre la clementina più fa freddo e più si vende.” Clementime nasce a febbraio 2015 e ad oggi distribuisce in tutta Italia, soprattutto da Roma in su. La prima cosa che Francesco ha imparato è stata essere capaci di guardare un pò più in là e poi essere sempre disposto a condividere il progetto. Il problema del mercato delle clementine in Calabria è sempre stato, infatti, il non saper fare rete, mentre Clementime è di tutti quelli che vorranno condividerla e farla crescere. Da buon eretico Francesco è convinto che il vero male dei giovani di oggi sia la paura delle cose che non sono ancora successe. “La possibilità di scelta fa paura, diventare uomo significa fare una scelta. La vera libertà è riuscire a fare le cose in maniera naturale. Il motivo principale per cui sono tornato è che mi interessava creare valore con quello che mi piaceva fare. La non accettazione è la molla che spinge ad agire mentre l’abitudine ci tiene in una condizione di non miglioramento.” Francesco Rizzo sarà tra i protagonisti del V Raduno delle Imprese Eretiche. […]